Incendi dolo(ro)si: questioni di responsabilità 🔥
"dòlo s. m. [dal lat. dolus «inganno, frode», e questo prob. dal gr. δόλος «astuzia»]. – 1. Nel diritto privato, frode, inganno (accezione che il termine aveva anche nel diritto romano, contrapposto a violenza), e in partic., il comportamento di chi, traendo altri ingiustamente in errore, ne vizia il consenso inducendolo a un negozio giuridico quale non avrebbe voluto. 2. Nel diritto penale, la volontà cosciente di compiere un fatto che costituisce reato; si distingue in: d. diretto o intenzionale, rivolto allo scopo di cagionare l’evento, e d. eventuale o di mera previsione, quando si agisce non per cagionare, ma «anche a costo di cagionare» il previsto evento; d. d’impeto, non premeditato, e d. di proposito, la cui massima espressione è la premeditazione; d. concomitante, che guida tutto il processo esecutivo del delitto; d. antecedente, che sussiste soltanto all’inizio dell’attività esecutiva, oppure durante l’attività preparatoria; d. susseguente, che sorge dopo l’azione positiva non diretta a cagionare l’evento e consiste in un consapevole, volontario rifiuto di impedire l’evento stesso; inoltre: d. specifico, il fine specifico che il colpevole si propone di raggiungere, per sé o per altri, attraverso il reato."
Per formazione (e forse anche per costituzione) cerco sempre l'etimologia di una parola che mi interessa e sulla quale mi piace "focalizzarmi". Di solito è l'effetto di un'azione quello che è più evidente, ma dietro a quell'agire c'è qualcuno che ha prima pensato e poi fatto. Vorrei soffermarmi su questo, sul chi e non sul cosa, perché credo che per poter comprendere ed intervenire su certi comportamenti sia necessario capire chi li agisce. Qual'è il profilo psico-sociale di chi accende le micce per far scoppiare gli incendi? Si possono prevenire queste loro azioni così dannose per tutti, loro compresi? Non sono né criminologa né psicologa, però sono appassionata di psicologia, meditazione e di mindfulness e credo che scandagliando nelle biografie degli incendiari si possano trovare dolorose analogie. Bambini abbandonati a sé stessi o rifiutati e per lo più ragazzini isolati dai propri pari per millemila motivi. Credo che nella sofferenza psichica o psico-fisica si possano trovare gli impulsi, dannosissimi, verso un agire distruttivo. Credo che, nella maggior parte dei casi di persone psicolabili, oltre ad una personale e "congenita" devianza comportamentale, si possa riscontrare un entourage familiare e sociale che non ha sostenuto una "buona" crescita ma anzi che proprio non ha aiutato, quando proprio ostacolato, lo sviluppo di una competenza emotiva, intra e interpersonale, che potrebbe scongiurare simili comportamenti futuri.
Non per fare di ogni erba un fascio ma quando ci troviamo di fronte ad eventi sciagurati come nel caso di incendi dolosi, così come in casi come i recenti abusi su giovani indifese, non possiamo non domandarci come sia possibile che un essere umano riesca ad arrivare a tanto... Il non comprendere la gravità di una azione così come il non comprendere a sufficienza il danno che un'azione provocherà sull'ambiente o su un altro essere così come su noi stessi, è segno di una totale assenza di intelligenza emotiva, di empatia, di cognizione di causa/effetto che, badiamo bene, si apprendono dall'ambiente, in primis familiare e comunque sociale.
Dove erano i genitori o i nonni o gli insegnanti di quel bambino quando staccava la coda ad una povera lucertola senza sentirne il dolore? Dove erano quando infilzava un povero coleottero il cui unico errore era stato quello di passare davanti a quel ragazzino? Perché, che cosa spinge un padre ad esaltare le proprie doti di cacciatore di rondini, per il gusto di uccidere? C'è una carenza di empatia e di riconoscimento della sofferenza altrui, non solo delle altre persone ma anche degli animali così come dell'ambiente, degli alberi, delle piante, dei fiori, che pure sono viventi e che sono sempre interconnessi con noi e con l'universo stesso.
Diceva Galilei: "Le cose sono unite da legami invisibili: non si può cogliere un fiore senza turbare una stella” ed è proprio così che dobbiamo iniziare a pensare, cioè che tutto è interconnesso e non possiamo non pensare che una nostra azione non abbia conseguenze per noi e per gli altri.
Sì tratta di "responsabilità ", altra parola che mi interessa, cioè "respondere rispondere, composto di re indietro e spondere promettere, più il suffisso -bile che indica facoltà , possibilità ", è una possibilità , che ci è data, una presa di consapevolezza di ogni situazione particolare cui segue immediata, limpida, sicura e adamantina una risposta d’azione accorta - risposta (e non reazione) che sola è il vero potere dell’uomo.
Così si traccia più completamente il profilo di chi davvero sia una persona responsabile. E d'altronde, una persona responsabile e consapevole, non può non sentire l'urlo, il dolore di un bosco che brucia, di una famiglia che perde la propria casa, di un coleottero che stava facendo la propria parte nel creato o di una rondine che dava lezioni di volo alle sue rondinine.
Credo che una società , una comunità (davvero) educante, dovrebbe stare allerta, osservare il "proprio vicino" di casa, dare una mano, aiutare, essere presente, con il cuore o con quello che di buono ha, senza paura di "immischiarsi", perché a volte anche un gesto buono può essere un buon esempio per chi è solo e senza buoni punti di riferimento. Credo che basti davvero il saper dire la cosa giusta al momento giusto, o un gesto di pietas verso un animale che soffre per fare comprendere ad un bambino o ad un ragazzino cosa è giusto e cosa abbiamo il potere di fare. La responsabilità è un grande potere, che ognuno di noi ha, di fare del bene o di fare del male. La nostra responsabilità sta nella scelta che facciamo, ogni momento, di stare nella gioia o nella sofferenza. Se scegliamo di stare nella gioia e ne diamo l'esempio, credo che anche gli incendi, quasi sempre dolosi, sempre dolorosi, andranno a scomparire.
Usciamo dal nostro orticello, guardiamo oltre, ampliamo il nostro sguardo, solleviamo I nostri cuori.
Siamo fatti di stelle, siamo fatti di infinito. ✨
"Gli uragani, gli incendi, i terremoti, le alluvioni, le guerre… e io desidero ancora la bellezza." (Fabrizio Caramagna)


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