Leggere leggere 📚
Nei miei ricordi piu' lontani e intimi c'è un racconto, iniziato a scrivere forse in seconda o terza media, poi perso, forse buttato via come carta straccia da qualcuno che non si curava troppo delle mie passioni o dei miei bisogni, ma rimasto lì, anzi, qui, vivido nella mia mente e nel mio cuore, pronto per essere continuato.
Ho un'immagine, una ragazzina, capelli castani, puliti, raccolti in due trecce non troppo lunghe ma luminose, guanciotte paffutelle e rosate, occhi ben aperti, sguardo rivolto verso la strada che che ha da percorrere, pronta ad intraprende il suo cammino. Accanto a lei, alla sua destra, una fila di bei cipressi, alti, rassicuranti, che riparano dal cocente sole estivo. Quella bambina non ha niente con sé, solo i suoi abiti, maglietta bianca a maniche corte, pantaloncini corti e la voglia di iniziare e partire. Nella mia immagine lei è lì, ferma, respira, ricorda. È nel momento preciso in cui nella sua mente passano in rassegna, affacciandosi e indugiando, alcuni di più, altri di meno, i momenti significativi del suo passato. Non li sceglie, arrivano, come in un flusso, come le gocce dell'acqua in una cascata, come i fotogrammi di un film muto, come lacrime silenziose. In quell'attimo, in quella partenza vivono e combattono tutta la forza e la resistenza di uno strappo, il desiderio di partire e la tranquillità di restare.
Ma è tutto rimasto lì, cioè qui. Da allora quella bimba è partita, ha camminato, percorso strade, in discesa ed in salita, alcune anche, e forse le più, in pianura.
E per lunghi tratti non è stata accompagnata se non da libri di testo, di studio, scelti da altri. Ogni tanto un libro appariva sul comodino, ma non c'era ancora quel desiderio intimo, prepotente e travolgente di leggere e di conoscere, al di là della materia, al di là della necessità lavorativa.
Ricordo quella sensazione quasi di invidia verso chi da ragazzina aveva imparato ad amare la lettura, la compagnia di un libro, dei suoi personaggi, dei suoi paesaggi e sentimenti, potendone parlare in famiglia.
Ricordo nitidamente quali sono stati i primi libri che ho avuto il piacere di leggere, non seguiti da altri, perché nessuno nella mia famiglia, allora, ha assecondato quei momenti così importanti e fondanti, della condivisione della felicità. Ripercorrendo i momenti di gioia e di intimo piacere ed appagamento seguiti alla lettura degli Aristogatti e poi Piccole donne e Piccole donne crescono, trovo che il non aver colto gli attimi di quella profonda gioia per aver letto e finito libri che erano stati impegnativi ma piacevoli da leggere, sia stato una grave mancanza. In sequenza, la lettura del Diario di Anna Frank, che mi colpì moltissimo e mi commosse a 13 anni, sarebbe potuto essere un nuovo inizio, ed invece niente, anche in quel caso il silenzio e la mancanza di interesse da parte dei miei, ha fatto sì che, di nuovo, quella bambina così desiderosa di viaggiare e di fantasticare, restasse lì, ferma, da sola, in attesa.
Ricordo anche però che a tratti altri libri si sono presentati, regalati o comprati grazie all'impulso di qualche amica. Così sono arrivati Và dove ti porta il cuore, Un luogo chiamato libertà e, dopo di lui, I pilastri della terra, e da lì ho imparato a scegliere e leggere libri di un autore che mi aveva preso e così via. Di libro in libro, di lettura in lettura, ho iniziato anche a sottolineare le frasi che sentivo mie, che rispecchiavano il mio sentire ed i miei sentimenti, pensieri ed emozioni.
Adesso sono anni che ho imparato a leggere leggera, a scandagliare, a dare un senso a ciò che leggo o anche no, a ricercare e ritrovare i miei sentimenti nei libri che amo leggere, rileggere, e che fanno parte del mio cammino, reale o figurato, ma comunque mio. ✨🌱🕊️


Commenti
Posta un commento
Mi piace leggere i vostri commenti, portano sempre nuove idee e prospettive. Vi chiedo di essere gentili ed educati, anche nell'esprimere vostri pareri diversi dai miei, perché, come dice il Dailai Lama, "La mia religione è la gentilezza". Grazie. Francesca